AI e responsabilità di contesto

L'attore neri marcorè imita il senatore maurizio gasparri, con capelli neri impomatati su sfondo azzurro e rosa

Scrivo una cosa che dovrebbe essere pacifica, ma che al contrario mi sembra poco tenuta in conto da chi fa uso sistematico dell’AI, anche in buona fede: se fai produrre un documento a ChatGPT e poi lo presenti a qualcuno, quella persona deve poterlo trattare come se lo avessi davvero scritto tu.

Questo non significa solo — e ci mancherebbe altro — che quella persona dà per scontato che tu ne condivida il contenuto, ma anche che può pretendere una certa intimità tra te e il documento: si aspetta che tu lo padroneggi e ne possa spiegare o difendere ogni paragrafo, le logiche, i dettagli.

Non è scontato come sembra: dare un prompt a un’AI significa rifilarle un pensiero impreciso, sintetico e non ancora formato a dovere. Quando è lei a scrivere tu perdi il percorso mentale che va dal foglio bianco al prodotto finito con tutti i suoi cicli di revisione; ed è spesso questo il processo che ti aiuta a chiarirti le idee.

Il rischio non è solo quello del workslop, ma è più profondo e ha a che vedere con la padronanza del nostro stesso mestiere, con la nostra capacità di creare e mantenere contesto. Come scrive Duncan Brown in un lungo e interessante post sulle dinamiche dei team di sviluppo all’epoca dell’AI,

I believe the work of sense-making belongs exclusively to me.

(Grazie all’amico e collega Fulvio Moro, che ha ispirato questo post.)