Marco Bertoncini, established 1982. He/him/lui.


(english below)

Cosa faccio e dove

È difficile spiegare che mestiere faccio (e in cosa cerco di essere bravo). Quando me lo chiedono alle cene in call, rispondo che sono un architetto dell’informazione. Lavoro nell’area di intersezione tra tecnologia, programmazione, ux/ui design, contenuto. Mi occupo di strutturare e presentare le informazioni nel modo migliore possibile: a livello informatico, logico, visivo, funzionale. Cerco di immaginare e progettare strumenti per fare le cose in modo diverso (e meglio, se possibile).

Ho imparato questo mestiere a bottega: scrivendo codice, disegnando, copiando spudoratamente. Mi diverto molto.

Sono Chief Digital&Design Officer al Santagostino, realtà sanitaria nata nel 2009 a Milano e sempre in crescita. Il mio dipartimento si occupa della progettazione, il design e lo sviluppo degli strumenti digitali che hanno a che fare con le persone (siti, app, portali). In generale, cerchiamo di innovare e di abbassare il tasso di sbattimento delle persone che interagiscono con noi (pazienti, medici, dipendenti).

Per il resto: ho una passione sproporzionata per gli zaini (ne possiedo troppi, li uso tutti); miro a diventare il capo assoluto della maionese fatta in casa; amo leggere sui mezzi pubblici; sto imparando a costruire una bicicletta da zero.

Cinema e vite precedenti

Ho un PhD in teoria del cinema all’Università di Pisa e una laurea specialistica in filosofia all’Università degli Studi di Milano. Mi sono occupato per un po’ di teoria del realismo cinematografico, in particolare del rapporto che il cinema come mezzo di espressione ha con la sua origine fotografica e meccanica. Ho lavorato per qualche anno in università a Milano per le cattedre di cinema.

Tre cose che ho scritto e di cui vado fiero:

  • Marco Bertoncini, Teorie del realismo in André Bazin, LED (Milano), 2009 (amazon)
  • Marco Bertoncini, L’immagine spaccona. Dinamiche di regia in «Per qualche dollaro in più» (1965) di Sergio Leone, in R. de Berti (a cura di), I film di Sergio Leone e il genere Western, CUEM (Milano), 2009
  • Marco Bertoncini, Quando lo schermo esplode. Note sull’uso del grandangolo nel cinema di Welles e di Kubrick, «Cineforum» 451 (2006)

Ho lavorato per diversi anni a Vita come web project manager, impaginatore e designer di prodotti cartacei.


What I do

It’s kind of hard to explain what I do for a living (and what I try to be good at). When someone asks at dinner in a call, I answer I’m an information architect. I work in that cool area of intersection between technology, programming, ux/ui design, content.

I always look for the best way to store, organize and convey information. I deal with how, when and where information and content are presented and arranged. Sometimes this means writing code, sometimes it means designing an interface or a database, sometimes it means copywriting.

I’m chief digital&design officer at Santagostino; my team is in charge of most of the digital tools that actually get in touch with people (websites, apps). We aim to innovate, to reduce user friction, to find new ways of doing stuff.

Education and cinema studies

I have a BD and an MA in Philosophy (University of Milan) and a PhD in Cinema Theory (University of Pisa). I worked at the University of Milan for a few years. My main interests lie in cinematic realism: cinema’s unique relationship with its roots in photography and mechanical reproducion. I wrote a monograph on André Bazin and his cinema theory in 2009.

Other stuff

I have been web project manager, typesetter and layout designer at Vita for some years. I have also been a freelance web-designer, functional analyst and copywriter from 2008 to 2017.

I was DIT (digital image assistant) and production assistant for the Italian edition of The Skin Deep’s {The_And} in 2017.

I have a disproportionate love for backpacks and I make a pretty good home-made mayonnaise.

 

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