Dire le cose subito

Due giovani si tenfono la mano e si guardano negli occhi
Romeo e Giulietta (F.Zeffirelli, 1968)

Più ci penso e più mi convinco che il momento giusto per dire una cosa sia, quasi sempre, adesso.

Le cose che possono essere dette (a un amico, a un collega, al mio capo, a una persona del mio team), quelle noiose, importanti, complicate o faticose, devono essere dette: subito. Il momento giusto è il primo utile che arriva.

E quindi sto cercando di impormi un cambio di prospettiva: provo a sostituire la domanda «Quando dico questa cosa?» con la domanda: «C’è una vera ragione che mi impedisce di dire questa cosa adesso?».

Non voglio generalizzare troppo: certe conversazioni vanno rimandate. Alcune cose letteralmente non possono ancora essere dette, oppure il destinatario è in un momento difficile e non è pronto per sentirle, oppure ancora è funzionale tergiversare un po’, eccetera. Ma in linea generale aspettiamo troppo e otteniamo l’effetto opposto della cura che ci pare di esercitare: stiamo procrastinando.

Penso che ognuno aspetti per motivi diversi: a volte è la pigrizia, a volte la paura, a volte un sincero desiderio di delicatezza; forse ci spaventa il fatto che dire le cose difficili implica un alto carico cognitivo ed emotivo, duro da racimolare — è spesso il mio caso.

Ma aspettare peggiora esponenzialmente gli effetti della conversazione; e va a finire come in quei film costruiti sull’unico espediente di non far dire alle persone quel che risolverebbe la trama in meno di 15 minuti. Casi tanto fastidiosi che c’è pure un termine all’uopo: idiot plot.

Credo anche che, al contrario, trascuriamo un altro fattore, che invece conta un sacco e che rischiamo di scegliere male o frettolosamente: il contesto, che è diverso dal momento. Ogni cosa va detta nel suo giusto contesto: un feedback duro va dato il prima possibile, ma mai alla macchinetta del caffè in mezzo a otto persone. La scelta del “dove”, quella sì, richiede tutta la sensibilità e la delicatezza che mettiamo invece nell’altra scelta, quella del “quando”.