Cose che cambiano nei gusti musicali

Strada cittadina deserta, notturna
Iwin (https://unsplash.com/it/@mono_log)

Per una serie di giri strani sono ricapitato su The Ballad dei Millencolin, una di quelle canzoni che ti pigliano tantissimo negli anni intorno alla fine del liceo e che poi ti dimentichi per strada.

E che, quando le riascolti adesso, ti tornano su un sacco di cose che con quella canzone c’entrano solo in parte (Greta: te le ricordi le mille chiacchiere e i mille silenzi quando ti riaccompagnavo a casa in auto nel cuore della notte perché abitavamo vicini?).

Una cosa mi ha colpito, dell’ascolto di The Ballad oggi: quanto sono cambiati i miei gusti, pur rimanendo sostanzialmente gli stessi. The Ballad mi piace ancora, anche se non come mi piaceva allora, e ok. Ascolto ancora principalmente rock nelle sue molteplici declinazioni, e ok anche questo. Ma non è qui il punto.

Ecco cosa è cambiato. Ricordo che al tempo l’introduzione delle distorsioni a metà canzone mi infastidiva un po’. Mi piaceva la parte acustica, avrei voluto che la canzone fosse tutta così: pulita, con quella vena pop, dolce e adatta per un ascolto quieto.

E invece adesso riesco a capire il senso della canzone solo a partire dal suo passaggio alla distorsione. Senza, mi annoierebbe a morte. In un certo senso (The Ballad è solo un esempio tra tanti) mi ritrovo a notare come delle stesse cose che adoro mi piacciano ora cose diverse; anzi, che mi piacciano più cose di prima, che le capisca di più.

Quindi ho deciso che sono maturato almeno un po’. E quindi scusate Millencolin se ho pensato male della vostra scelta di andarci giù un po’ duri in quella canzone lì. Avete fatto bene; sono solo io che ci ho messo un po’ a capirlo.