Il cuore e lo spazio

Orlando Bloom e Kristen Dunst abbracciati con le fronti appoggiate l'una all'altra, sorridenti
Elizabethtown (C.Crowe, 2005)

Sono settimane che mi frulla in testa un’affermazione che ho sentito fare en passant a Giulia Balducci nel podcast del Post sull’Eurovision, a proposito della musica e degli artisti che le piacciono: «Nel mio cuore c’è spazio per tutti».

E più ci rimugino più questo pensiero mi sembra ovvio e insieme verissimo e bellissimo. È necessario fare classifiche, per diverse ragioni, ma non c’è limite alle cose che si possono amare, anche con lo stesso grado di intensità, anche se alcune sono meglio di altre. Vale per il cibo, per i film, i libri, i dischi, le montagne, gli sport, i gusti della pizza, i colori, le città, le poesie e i vestiti.

Parlo di “cose” non a caso; con le persone e gli animali è diverso, perché richiede un altro tipo di cura e di attenzione, per cui spazio ed energie sono limitate.

Ma amare le “cose” di cui sopra coincide di fatto con il desiderarle, parlarne bene agli amici e goderne quando si vuole ed è possibile — responsabilmente, in alcuni casi, come quando si va in montagna o si visita una città — senza dover nulla in cambio oltre all’atto di desiderio o di godimento stesso, e poi via verso altro.

E quindi farò una lista dei miei 50 film preferiti; ma se ne ho amati trecento, se li ho amati da “voto nove”, darò un bel nove a tutti. E amerò anche, se voglio, tutti quelli da voto sei, e pure quelli da voto tre che sono così brutti da diventare interessanti.

Ti dirò che sì, questo è meglio di quello; e che però uno non scaccia l’altro, che li amo entrambi lo stesso, che c’è posto per tutti.