La regola più facile e più difficile del mio lavoro

Un muro di mattoni dipinti di blu
Patrick Tomasso (https://unsplash.com/it/@impatrickt)

Se dovessi selezionare una sola regola tra le tante che il mio team e io ci diamo per fare bene il nostro lavoro, sarebbe questa: fai quello che hai concordato che farai, più o meno nel tempo in cui hai detto che lo farai.

Rispettare questa regola è la parte complicata di quello che facciamo — e siamo lontani dal rispettarla come e quanto vorremmo. Certo, ci sono tante altre difficoltà: tecniche, qualitative, architetturali, comunicative, eccetera; ma sono, per così dire, meno difficili.

È un comandamento che porta con sé corollari rilevanti:

  1. devi concordare cosa fare: scegli e negozia le priorità, argomenta, trova un compromesso
  2. devi dichiarare esplicitamente cosa farai;
  3. devi dare dei tempi, che sai di poter rispettare;
  4. devi avere degli obiettivi, chiari a te e alle persone coinvolte (possono essere rivisti: in caso, torna al punto 1);
  5. puoi e devi dire «no» al resto, proteggendo il tuo tempo e la tua sanità mentale;
  6. devi rispettare i tempi che hai dato;
  7. puoi però arrivare un po’ in ritardo, quel “più o meno” è importantissimo: in quel ritardo rientrano gli imprevisti e le cure aggiuntive che a volte servono per fare le cose per bene.

Sembra una regola ovvia, così basilare che dovrebbe essere, appunto, la base di tutto. E invece la bulimia lavorativa di oggi sembra fatta apposta per impedirti di rispettarla: le troppe richieste, i troppi stimoli, il sovraccarico, i messaggi istantanei, il tutto subito, il tutto urgente (spoiler: non lo è), il tutto importante (spoiler: non lo è), il mi è venuta un’idea, la tua voglia di buttare il cuore oltre l’ostacolo, la difficoltà di stimare i tempi, gli imprevisti.

Mi capita spesso di riflettere su questa cosa ad alta voce, quando parlo ai convegni e dietro le quinte, con altre persone che fanno il mio lavoro. Tuttə annuiamo fortissimo all’unisono quando ci scambiamo pareri in proposito, tipo gruppo di auto-aiuto. E dubito che sia una difficoltà limitata al nostro mondo.

Eppure la credibilità e la qualità percepita di quello che facciamo passano innanzitutto da lì. Piuttosto, cerco di dirci, partiamo con promesse più modeste, diciamo più “no”, manteniamo quelle, di promesse; e poi alziamo il tiro, quando riusciamo. Ma è difficile, difficilissimo; e non esiste una sola soluzione; bisogna metterne insieme tante, ed efficaci.