Tra tutti gli argomenti che mostrano un certo scetticismo nei confronti delle intelligenze artificiali e delle loro potenzialità ce n’è uno che trovo pretestuoso e molto poco efficace: quello che fa leva sul fatto che le AI sono piuttosto imbranate in alcuni compiti.
Certo che sono sceme e certo che su molte cose sono ancora imbarazzanti: commettono errori banali anche negli ambiti in cui sono più brave (come la scrittura del codice) e hanno enormi limiti di contesto ed efficacia.
È peraltro probabile che ci siano certe cose che le AI “modello attuale” non faranno mai bene a causa dei metodi stocastici su cui sono costruite.
Sono convinto che ci siano dei buoni argomenti per sostenere che quella dell’AI è una bolla destinata a scoppiare o ridimensionarsi, per quanto li conosca troppo poco per avere un’opinione forte in merito.
Ma davvero vogliamo dirci che l’AI non ha futuro perché non è capace di fare bene le dita nei video? In quanto persona spaventata da un futuro AI-based non posso comunque non provare sincera meraviglia per le cose che questi strumenti fanno già oggi e che imparano a fare giorno dopo giorno.
Sono terrorizzato dai potenziali effetti negativi del dilagare delle AI: sull’ambiente, sulla possibiltà di distinguere i fatti dalle panzane, sulla politica, e soprattutto sulle nostre capacità cognitive.
Ma trovo poco ficcanti le argomentazioni che affastellano esempi di cantonate, verso cui puntano poi il dito nella speranza di dimostrare qualcosa. Mi sembrano forme di falso snobismo dettate dalla paura: paura che troppo cambi, di perdere il lavoro, dei potenziali effetti distopici. Tutte paure legittime, che condivido in gran parte ma che non ha senso scacciare con una risata sarcastica.
L’aneddotica non è critica seria ed è anzi uno spreco di energie, perché poi le AI imparano a fare le dita (cosa su cui peraltro stanno già migliorando velocemente, specie con buoni prompt); e allora ti servono altri esempi e altri ancora, che però valgono sempre quanto quel tuo prozio che ha fumato due pacchetti al giorno per sessant’anni ed è morto con i polmoni perfetti.
(L’immagine di copertina e il titolo vengono da qui, per noi anzianotti era facile)